Il mantenimento dei figli viene disciplinato, oltre che dagli articoli del codice civile (dal 337-bis al 337—octies), sopratutto da una imponente riforma  volta a semplificare il diritto di famiglia.

L’assegno di mantenimento ha lo scopo di tutelare quella parte che, in assoluto, subisce quelle che sono le conseguenze negative della separazione. La riforma – di fatto – vuole mantenere con entrambi i genitori un rapporto continuativo ed equilibrato, per questo è fondamentale che il coniuge con meno possibilità economiche percepisca un  mantenimento.

Scopo dell’assegno è quindi quello di assicurare alla prole assistenza cura, istruzione ed educazione. Si ricorda, infatti, che al di là del valore legale che ha nei confronti dell’altro coniuge, l’assegno ha un grande aspetto psicologico perché ha la funzione di un vero e proprio sostegno per il genitore convivente del figlio che deve provvedere quotidianamente alla gestione delle incombenze in modo completamente diverso rispetto alla precedente vita di coppia.

É evidente che esiste un innegabile aspetto economico, soprattutto alla luce del fatto che, la separazione personale, la cessazione della convivenza coniugale, il divorzio, e la sentenza di nullità del matrimonio sono dei fortissimi traumi per ogni singolo membro della famiglia sotto ogni punto di vista.

Tali circostanze tuttavia non dovrebbero comportare alcun pregiudizio per i figli e, allo stesso modo, non dovrebbero ledere gli interessi e i diritti che la famiglia e la Legge stessa garantiscono loro fin dalla nascita.

Quando si tratta di separazione, i figli non hanno alcuna responsabilità e da questo principio imperativo che discende l’onere di mantenimento (anche economico) degli assetti familiari originari.

Tra questi troviamo appunto il diritto-dovere dei genitori di assicurare economicamente il mantenimento dei figli proprio attraverso l’assegno di mantenimento.

Salvo il caso di differenti accordi sottoscritti dalle parti, la legge prevede che ciascuno dei genitori debba mantenere i propri figli in misura proporzionale al reddito personale.  Sarà poi il giudice a stabilire, se necessario, la corresponsione di un assegno periodico a carico di uno dei genitori.

Per la determinazione dell’assegno, vanno sempre considerati i seguenti criteri:

il tenore di vita goduto dal figlio prima della crisi della coppia
le esigenze del figlio (modificabili, quindi, in base alla fase di vita e di crescita).
i tempi di permanenza presso ciascun genitore.
Il mantenimento dei figli viene quindi suddiviso tra i genitori in modo proporzionale ma resta sempre al giudice la facoltà di determinare l’entità dell’assegno a carico di uno dei due.

I genitori hanno comunque la possibilità di chiedere la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, anche con riferimento alla misura e alle modalità di corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Nel caso di figli maggiorenni non ancora autosufficienti economicamente, il giudice dovrà valutare tutte le circostanze del caso, disponendo – eventualmente – il pagamento di un assegno periodico, versato direttamente al figlio.

Per quanto riguarda, i figli maggiorenni portatori di handicap grave si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori.

Avv. Laura CitroniStudio Legale SLC

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