La scorsa settimana ho vissuto un’esperienza bellissima. Sono stata invitata come testimonial alla terza edizione dell’evento “Be the Future”, giornata fondamentale nel completamento dell’offerta formativa, interamente dedicata all’orientamento degli studenti dell’Istituto Edmondo De Amicis di Milano, a raccontare la mia esperienza professionale e a parlare di blog e social media (ma anche un po’ di “vita”, in verità).

Quando ho ricevuto l’invito mi sono sentita molto lusingata e, non lo nego, parecchio emozionata, di tornare nella scuola in cui mi sono diplomata e in cui ho trascorso un periodo fantastico (anzi, di più) della mia vita, non più da studentessa ma… insomma, stando dall’altra parte della “barricata” rispetto a centocinquantamila anni fa.

Quando mi hanno detto i nomi degli altri testimonial tra cui, per dire, Luca Dini, il Direttore di Vanity Fair, non potevo crederci: “Vogliono me? Devo parlare ai ragazzi? Io? Son sicuri?”.

Leggendo poi i nomi delle Università coinvolte per “Be the Future” (Cattolica Milano, Unimed Ciels criminologia e diplomazia, IED, NABA, Bocconi, Sustainability Management School Svizzera, Università di Glion e Le Roche Svizzera, Uni San Raffaele, Liuc, IULM, Event Horizon School of Digital Art and videogames), ho pensato: “Caspita, è proprio una cosa seria, spero di cavarmela…” e mi sono messa al lavoro con il cuore in mano, non tanto per dimostrare chissà che cosa ad altri quanto, sicuramente, a me stessa. Dimostrare che cosa? Non lo so di preciso, forse, in fondo, per mettermi semplicemente alla prova. Mi piace mettermi alla prova. Perché lavorare nel web da quasi sette anni, fare un anno di master in social media marketing & web communication per colmare alcune lacune per cui la pratica non basta e per avere queste benedette “competenze” e credenziali senza le quali a volte neppure ti ascoltano (per lo meno alcune aziende), non implica poi il fatto di sapere parlare e dialogare con i ragazzi, con gli adolescenti di oggi, dal vivo, nella relatà.

Sono andata lì, quella mattina, sperando di potere trasmettere loro qualcosa di buono. Sono uscita con la certezza che ad insegnarmi qualcosa d’importante siano stati proprio loro. Ne ho avuto conferma quando già in serata alcuni di essi mi hanno scritto, contattandomi via messanger o via email, ringraziandomi per le mie parole e raccontandomi, alcuni, i loro sogni e progetti.

Ho imparato che gli adolescenti di oggi sono proprio come eravamo noi quando avevamo la loro età: speciali. Solo che non tutti se ne rendono conto, esattamente come non ce ne rendevamo conto noi, all’epoca. Poi ho imparato che avere a che fare con i ragazzi, non può non farti fare il tifo per loro e ho anche un po’ invidiato le mie amiche insegnanti, perché stare a contatto con i sogni, le speranze e le aspettative dei giovani, motivarli e incoraggiarli, dev’essere proprio un bel “lavoro”, almeno così mi è sembrato.

Ringrazio per la fiducia e per questa meravigliosa esperienza il Dott. Giulio Massa e la Dott.ssa Emanuela Italiano.

Ringrazio ovviamente i ragazzi che mi hanno scritto (il messaggio di quella ragazza in cui mi è parso di vedere me alla sua età, lo porterò sempre nel cuore) e auguro loro tutto il meglio possibile ricordando di credere sempre in se stessi e nei propri sogni, e che spesso la strada più difficile è quella che ti dà, poi, più soddisfazioni. Insomma, auguro loro di rimboccarsi le maniche e darsi subito da fare. E di avere sempre cura della propria vita.

Antonella Pfeiffer

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