Ho letto un post che la mia amica Anna, madre di quattro figli, ha lasciato questa mattina su Instagram. Si scusava per il fatto di non riuscire a pubblicare più tanto spesso sul suo blog, per i molti impegni, familiari e di lavoro. Mi ha colpito e mi ha fatto riflettere.

Cara Anna,

ho solo un figlio (non quattro) e neppure io riesco a fare tutto. Non ci sono mai riuscita, questa è la verità. A volte mi sento anche molto egoista, ci sono sere in cui penso di non avere dato il 100%, in alcune cose forse neppure il 50%. Ci sono sere in cui mi chiedo “Ma come fanno le altre?”, a non essere stanche, ad andare di qua e di là, a girare come trottole tutto il giorno e magari ad avere anche la voglia di uscire la sera. Anna, forse sto invecchiando (senza forse) ma io negli ultimi tempi, non vedo l’ora di potermi mettere il pigiama, copertina, divano e guardarmi un film con mio marito. Mi basta poco ma per me è molto: stare ferma, riposarmi. E non c’è sera, in questo periodo, che non pensi “Non ho postato nulla neanche oggi…”, ma è anche vero che se non hai nulla da dire, non è che devi dire per forza qualcosa. L’ho fatto anche io il piano editoriale, sai? Ѐ stupendo, davvero interessante: devo solo scriverli, i 150mila post che mi sono prefissata. Dici poco… mi basterebbe avere una giornata di 48 ore e forse potrei farcela. Ci sono periodi più tranquilli in cui riesco a pubblicare i miei post sui blog a cadenza regolare ma altri, frenetici e incasinati (com’è da un po’ a questa parte), in cui metto una foto sulle pagine Fb per dare il buongiorno ai “follower” e basta. Ci sono giorni che, per dirla tutta, non so neanche da che parte girarmi perché se è vero che lavorare da casa ti dà la grande libertà di gestire i tuoi orari, di non dovere rendere conto a nessuno (cosa importantissima per me) è anche vero che ci sono sere in cui magari alle 23 sei ancora davanti al computer perché, ad esempio, hai perso due ore per portare tuo figlio dal dentista ma hai quella scadenza da rispettare.

La domanda è: è giusto essere donne multitasking? Non si rischia di fare male o soltanto benino molte cose? Oppure, ammesso di farle tutte bene, è giusto sbandare poi dalla stanchezza? Non si rischia anche di rinunciare a troppe cose che, invece, ci farebbero stare bene? Avere tempo per noi stesse e/o da dedicare a chi o a cosa vogliamo, non è ugualmente importante?

Ammettendo che ormai molti mariti in casa aiutano (e da questo lato so di essere fortunata perché il mio fa addirittura le lavatrici, stende, carica tutte le sere la lavastoviglie – io sparecchio – e a volte cucina e va a fare la spesa), perché la donna del terzo millennio si è creata (lei per prima) l’idea che debba essere sempre a mille? Di dovere riuscire a fare, bene e per forza, sempre tutto? Si vince un premio, poi? E anche si vincesse un premio, che cosa ce ne facciamo se non “viviamo” più? Se siamo così stanche da dimostrare nelle foto dieci anni in più, anche usando mille filtri (e immaginati nella realtà)? A chi e cosa dobbiamo dimostrare? Qualcosa a noi stesse? Ma noi… cosa desideriamo per noi? Te lo chiedi mai? Cosa vuoi, tu? Non sarebbe meglio fare meno cose ma meglio? Ѐ “conciliazione” riuscire a mangiare un pezzo di pizza in macchina, mentre aspetti che tuo figlio esca da scuola? Ѐ conciliazione rispondere alle email alle sei del mattino mentre fai colazione, che poi non riesci perché dopo aver “lanciato” il pargolo a scuola devi correre a quell’appuntamento dall’altra parte di Milano? Ѐ conciliazione andare la sera all’evento figo, nel posto figo, dell’azienda figa, a fare foto fighe da postare su social fighi per far vedere che sei figa ad essere all’evento figo, nel posto figo, dell’azienda figa, quando in realtà non desideri altro che essere a casa tua, con la tua famiglia? Il tutto per due lire, se non gratis. Ѐ conciliazione, questa? Dovere dimostrare a tutti i costi che tu ce l’hai fatta: ma a fare cosa? Mi sfugge. A non accorgerti delle cose che accadono intorno a te? A non accorgerti se tuo figlio ha la febbre o se tuo marito ha un problema di lavoro? A dimenticare quali siano le priorità? A scordarti la tua vita? Ma per chi? Per che cosa? Ѐ conciliazione adeguarsi ad essere ciò che la società (reale o digitale che sia) richiede a una donna del terzo millennio? Non è che ci hanno fregato, con la storia del multitasking?

Ma le donne che ci leggono sono tutte perfette, hanno tutte vite perfette prive di preoccupazioni? Secondo me, no. Mi piace pensarla così. Io, Anna, ho deciso che voglio essere come le donne che ci leggono perché non devo dimostrare di essere quella che non sono. Non ne sento il bisogno. Mi basta essere quella che voglio essere e vivere la vita che voglio vivere (anche se non è e non sarà perfetta, ma è la mia), e se non posterò tutti i giorni, le donne come me, capiranno. Lo so. In fondo, io voglio scrivere per le donne come me, come noi. Mi basta questo, e mi basto.

 

Antonella Pfeiffer

 

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