Finalmente si sta avvicinando il Natale, ci siamo quasi. Devo ammettere che da anni non lo sentivo dentro così tanto. Però mi pare sia tutto in ritardo (o sono io troppo veloce); vado in giro per le strade e noto che hanno da poco appeso le luminarie ma non le hanno ancora accese in tutte le zone e non c’è neppure ancora traccia di quegli orripilanti Babbi Natale sui balconi! Sarà la crisi, mi dico.

Ma come? Io ho già comprato il Pandoro e l’altro giorno ho fatto l’albero.

Oddio, “albero” è una parola grossa, infatti, per la prima volta nella mia storia, quest’anno il mio albero di Natale è piccolissimo e non ha neppure le palle. Neanche una, non scherzo. Piccolo, finto e senza palle. Già, perché da due settimane è entrata nella nostra famiglia Lily, una gattina nera bellissima, una randagia trovata in un parco di Milano, sola e sperduta.

 

lily

 

Guardo il mio alberello sfigatino ma che a me, in fondo, pare bellissimo soprattutto la sera quando ha le lucine accese e… non vedo l’ora comincino le vacanze!

Sento già dentro, fortissima, l’atmosfera natalizia e il desiderio di staccare, di non avere impegni, di non dovere per forza uscire. Non di stare in pigiama una settimana ma quasi.

Qualche giorno prima di Natale terminerò il master in social media marketing & web communication allo Iulm. 312 ore di formazione, il venerdì e il sabato. È un anno che ho (quando non lavoro anche di sabato e domenica) un weekend libero al mese ma è stata un’esperienza straordinaria sia per tutto ciò che ho imparato sia per i rapporti di amicizia che si sono creati.

Quest’anno non ho conciliato lavoro e famiglia. Lo ammetto, non ce l’ho fatta. Non ci sono riuscita, mea culpa. Quest’anno ho scelto egoisticamente me, ho scelto di fare le cose che mi piacciono e di arricchirmi da un punto di vista professionale. E non ci sono stata abbastanza, come mamma e come moglie. Non quanto avrei voluto, almeno. Però penso al mio 2016 e mi accorgo che è stato figo, forse che io sono stata figa (in senso lato, ovvio). Penso a tutto quello che ho fatto, a tutte le emozioni che ho vissuto, a quanto abbia lavorato, a quanta paura abbia avuto di non riuscirci, a come sia stato bello quando invece ci sono riuscita. Accidenti ai sogni che se ti viene un po’ di coraggio e provi a realizzarli, ti fanno vivere in una sorta di centrifuga, un frullatore di alti e bassi che passa un anno e manco te ne sei accorta. E, se sai che da un punto di vista lavorativo (sempre per il discorso dei sogni da realizzare) hai dato il massimo e sei stata ricompensata almeno in gratificazione personale quindi, tutto sommato, sei contenta, sai anche che ti sei accorta oggi, stamattina che faceva freddissimo e prima di accompagnarlo a scuola sei andata a cercare nell’armadio di tuo figlio la giacca a vento super pesante da fargli indossare, che quella dell’anno scorso gli arriva all’ombelico. Sai che ti sei persa molte cose e ti dispiace. Quando, noi donne, smetteremo di fare i conti con i sensi di colpa per quello che non diamo, che non riusciamo a dare, o che abbiamo deciso di non voler dare? Quando smetteremo di sentici in colpa per i nostri No? Quando riusciremo ad accettare il fatto che se proviamo a dare 100 da una parte è impossibile poter dare 100 anche dall’altra? Quando riusciremo ad accettare di non essere invincibili? O che possiamo essere stanche e avere bisogno di fermarci un attimo?

Beh, io ora ho bisogno delle vacanze di Natale, di tantissima neve, di cucinare tutti e tre insieme il pomeriggio del 24, di inventarci tartine improbabili ascoltando “Last Christmas” degli Wham cento mila volte in un giorno, di fare il pane la mattina del 25, di respirare la mia famiglia, del mio albero sfigatino e di un paio di orecchini di brillanti (scherzo!).

 

albero-2

 

Questa mattina una cara amica mi ha chiesto come quest’anno sia riuscita a fare tutto, che non è il titolo del film… Semplice: ce l’ho fatta proprio perché non ho fatto tutto (anzi, in realtà forse ho fatto molto poco), perché quando non sono riuscita a fare la mamma, c’è stato chi ha fatto tantissimo (e benissimo) il padre.

Ma questo Natale torno. E torno felice perché mi sono amata molto scoprendo una nuova me. Felice perché mi sono ascoltata e ho ascoltato la mia voglia di capire, di vedere, di imparare e di andare a fondo, la mia curiosità. La mia voglia di riuscirci, a fare cose in cui credo e che mi piacciono, di migliorarmi almeno un po’. La mia voglia di non sprecarmela, la mia vita. La mia voglia di non dargliela vinta a chi dice che dopo i 40 ormai la tua vita l’hai vissuta, che sei quella lì e quella devi restare. La mia voglia di sapere ancora cambiare, di sapere ancora emozionarmi, di voler vivere. La mia voglia di movimento ché intanto per star fermi ci sarà tempo. La mia voglia anche di rischiare, che se perdi ok ti fai male ma se vinci è bellissimo.

Questo Natale torno, e torno felice di sentire quel bisogno che sento dentro, di tornare. E di esserci.

Voglio anche fare tanti regali a tutti. No, non cose costose… molto meglio. 😉

Sono anni che dico sempre di volere comprare piccole bottigliette di vetro per riempirle di olio extra vergine di oliva e un po’ di peperoncini rossi fiammanti e infuocanti (si dice infuocanti?) da regalare ad amici e parenti. Beh, quest’anno lo farò. Le abbellirò con fiocchi rossi (spero più belli di quelli che ho messo sul mio alberello) e farò, per ognuno, delle belle etichette natalizie personalizzate. Per queste è facile perché userò, come al solito, il software gratuito Crea e stampa online, ricco di tanti modelli e immagini natalizie, e le etichette Avery. Se mi gira farò anche i segnaposto per il cenone.

 

copia-di-merry-christmas

 

Questo Natale voglio essere solo una mamma e una moglie. Non so come spiegare… Soltanto “la” donna di casa. Nulla di più.

E non voglio lavorare né studiare per due settimane. 😉

 

Antonella Pfeiffer

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