Questa settimana mi è successa una cosa bella.

Sono stata invitata dalla rivista «Millionaire» a Orientagiovani, l’evento organizzato da Assolombarda per orientare i giovani nelle loro future scelte di studio o di lavoro, a raccontare il mio percorso professionale (per nulla “lineare”) per “ispirarli”. Già il fatto di essere stata presa, inaspettatamente, ad esempio per il valore dell’Intraprendenza mi ha fatto piacere. Come donna, mi ha fatto piacere. E come mamma, perché davvero ho parlato loro come se fossero figli miei e ripetendo le cose che già dico e cerco di insegnare al mio, di figlio, che di anni ne ha dodici (e le idee molto chiare su ciò che vuole studiare).

Dopo avere raccontato brevemente il mio percorso professionale in cui non ho seguito la via limpida che avevo di fronte ma ho preferito, ad un certo punto, lasciare la via maestra per avventurarmi in altri sentieri all’inizio sconosciuti ma al tempo stesso affascinanti, passando dalla comunicazione tradizionale a quella digitale, ho detto e consigliato ai ragazzi sostanzialmente sei cose:

  • di credere sempre in se stessi e nelle proprie idee. Se pensano che un progetto sia valido e abbia i presupposti per potere diventare realtà, di portarlo avanti, anche se ci vuole coraggio (e sempre un po’ di fortuna)
  • di seguire e coltivare le proprie passioni, approfondendo gli argomenti e gli studi che interessano loro di più, per cercare di farne un lavoro (anche magari inventandoselo), perché chi svolge un lavoro che ama, indipendentemente dai soldi che guadagna, ha già vinto
  • di ascoltare i consigli di tutti ma di fare poi ciò che li fa stare bene
  • di pensare e sognare in grande, non per troppo egocentrismo ma perché chi sogna in grande ha più possibilità di compiere alcuni piccoli passi e raggiungere dunque qualche micro-obiettivo. Comunque, di evolversi. Chi parte già pensando di non farcela, resterà sempre fermo
  • di non temere di andare controcorrente
  • di non mollare mai perché, fino a prova contraria, è in questa vita che abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di cercare di essere felici.

Spero abbiano recepito il mio messaggio ad avere “fiducia in se stessi”, e gliel’ho detto che tocca a loro, ora, cercare di migliorare il mondo, perché quelli della mia età mica ci sono tanto riusciti. A giudicare dall’applauso finale, spero davvero di essere riuscita a trasmettere loro qualcosa.

Anche io ho capito alcune cose, oppure ho avuto la conferma di alcuni miei pensieri.

Rispondendo ad alcune domande di altri relatori, su 400 ragazzi solo uno ha ammesso di conoscere bene l’Inglese e forse nessuno sapeva quanto possa essere importante, oggi, mettersi a studiare l’Indiano, il Cinese e l’Arabo. Inoltre, molti pensano che per fare una startup sia indispensabile, oltre ad avere certamente uno spirito imprenditoriale (sostanzialmente “creativo”), avere molti soldi: falso. E termini come dropshipping o Industry 4.0 sono fantascienza pura.

Mi sono resa conto che (a parte alcune scuole “virtuose” che conosco, alcune realtà in Italia), il sistema scolastico è veramente arcaico; studiato e definito nella seconda metà del secolo scorso, è stato incapace di evolversi e modificarsi in base all’evoluzione (e alla rivoluzione tecnologica, ma anche di “pensiero”) della società in cui viviamo, preparando studenti o robottini omologati per un mondo che non esiste più.

Possiamo parlare loro della flessibilità, dello smart working, dell’importanza di avere una mentalità “aperta”, della libertà di pensiero, del giudizio critico, dell’intraprendenza, del coraggio, dell’importanza di credere in se stessi e nei propri sogni, del nuovo modo di intendere e concepire il lavoro, della condivisione, dell’importanza di lavorare in team, degli strumenti tecnologici che hanno a disposizione, della qualità della vita, anche della felicità quanto vogliamo ma non ci rendiamo conto che, così come è strutturata, per molti versi è proprio la scuola la prima a negare molti di questi concetti? Oltre a non fornire gli strumenti adeguati per poterli applicare?

Non è che sia ora di cambiarla, la scuola? Di modernizzarla un pochino (che non vuol dire soltanto avere il registro elettronico…)?

Non so, sono solo le mie strampalate riflessioni e basta. Domande che mi faccio. Come al solito. Come donna ma, soprattutto, come mamma.

Voi cosa ne pensate?

 

Antonella Pfeiffer

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Cosa ne pensi?

Questo sito usa i cookies. Cliccando su link e menu, o cliccando sul questo pulsante, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi