Ecco, è successo di nuovo. Quando me ne sono resa conto la prima volta ho chiuso il mio primo blog «La Voce delle Mamme», nonostante andasse benissimo e avesse “numeri” invidiabili. Ma non m’importava; non avevo più voglia di fare quella che racconta i fatti del suo bambino che stava crescendo, ché finché si scrive di latte, cacche, pannolini e biberon ancora ancora ma poi… non so, non mi sembrava giusto. Inoltre, mi ero accorta di non scrivere più come all’inizio, con la spontaneità, la “leggerezza” di cui io a volte ho bisogno, per vivere bene. Ho chiuso La Voce delle Mamme ed ero felice, di “respirare”, di non dovere per forza mettermi a scrivere, non avendone voglia, magari il post sponsorizzato sulla diarrea (me lo ricordo ancora il post sui fermenti lattici… un trauma per una che fin da piccolina voleva fare la “scrittrice”).

Avevo iniziato a parlare alle donne in generale su «Donne Magazine» che, voglio ricordare, all’inizio era un blog nato per gioco e realizzato con e grazie alla mia amica Diana (Revea). Donne Magazine in due mesi ha fatto il botto a livello di numeri e sono corsa a registrarla in Tribunale come testata giornalistica. Ma anche qui, dopo un po’, è cambiato tutto rispetto all’inizio: ho iniziato a ricevere mille comunicati stampa al giorno (cosa che accade anche adesso) e a non scrivere più, spesso, di cose che mi interessassero realmente. Perché è vero che più contenuti posti, più aumentano le visualizzazioni ma è pur vero che contenuti di bassa qualità, scritti magari senza coinvolgimento, a lungo andare te li possano fare anche perdere, i numeri.

Quando apri un blog e non ti conosce nessuno ti senti libera di scrivere molto “vero”, poi (a me è capitato così ma non dico certo sia la regola) quando ti leggono in tanti, quando ti accorgi che la gente ti “segue” (e ti giudica), inizi a farti dei problemi: stai attenta a non scrivere eccessive cazzate anche se divertenti, a non dire qualcosa che possa dare fastidio a qualcuno o a una parte dei tuoi lettori, cominci a “limitarti” molto, insomma. Così finisci per non scrivere più anzi, a scrivere “nascondendoti”. Scrivi senza farti riconoscere. Scrivi ma potresti anche non essere tu, talmente sei diventata uguale ad altre. Mi sono accorta di avere disimparato a scrivere o meglio, di non avere più il mio modo di scrivere e non so più quale sia, davvero. Non che una volta scrivessi in modo eccezionale ma scrivevo perché mi piaceva, perché mi faceva stare bene. E mi bastava. No, non è più sempre così.

Adesso c’è scuolaCART (un’idea che amo tantissimo e in cui ho investito tempo – 9 mesi, praticamente un parto, solo per concretizzarla – e anche abbastanza denaro per dirla tutta), a cui lavoro tutto il giorno tutti i giorni, così ho preso una decisione.

Questa volta non voglio chiudere i miei blog ma non voglio più scrivere post sponsorizzati, tranne quelli legati a scuolaCART (mentirei nel dire che il progetto si esaurisca qui…), né su Mammekids né su Donne Magazine.

Voglio tornare a scrivere quello che mi pare, a parlare di chi e di cosa abbia voglia (in caso anche di stupidate, sì) come facevo all’inizio, senza un piano editoriale (se il blog è il vostro lavoro, voi continuate a farlo, mi raccomando) quando sono entrata nel web, senza dovermi preoccupare di piacere o non piacere, ché poi intanto, ho visto, non si può e non si potrà mai piacere a tutti.

Voglio, che la scrittura torni ad essere per me una passione e un modo per dire la mia su determinati argomenti, e che questo blog sia davvero uno spazio in cui poter essere liberamente Io, indipendentemente dai numeri, dai follower, dai giudizi o dalle regole (che condivido in gran parte ma non totalmente) del personal branding.

Voglio mettermi davanti al computer e avere voglia di scrivere, tutto qui.

Non so se stia facendo la scelta giusta ma è quello di cui ora sento il bisogno: infischiarmene di seguire le regole e “vivere” il mio blog come dico io. Farlo diventare la culla dei miei pensieri (che spaziano, eh) e non soltanto di quelli altrui.

Spero possiate capirmi, è che voglio fare la blogger a modo mio.

Antonella

 

 

 

 

 

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